Si dice che ogni idea originale sia già stata pensata, detta e scritta. In molti casi, maledizione, anche piuttosto bene. Penso sia vero e penso che questo renda lo scrivere una questione di fortuna. Lo stile, l’armonia e la creatività, più che estensioni del talento, sono la somma delle occasioni che hai di lasciarti stupire, di ciò che leggi, delle persone che ti circondano e dalle esperienze che vivi. Tutte condizioni che sfuggono al nostro controllo e sono, per definizione, pura fortuna sfacciata. Fortuna per me è trovare ogni volta ciò che non sapevo di cercare. Quando accade rubo, tutto ciò che posso, sperando di continuare a stupirmi. Per parlare della citizen science la citazione del giornalista e scrittore Pietro Greco mi è apparsa perfetta perché in sé contiene tutto, ottimismo e dubbio, speranze e delusioni. Viviamo nell’era della conoscenza, si dice. Eppure, mai come in questo momento, la scienza con la sua ricchezza di idee e innovazioni è messa in discussione. Difficile riassumere in poche righe i perché di un fenomeno complesso con diversissime sfaccettature. Non ho pretesa di farlo, né di poterlo fare. Così ho scelto un punto di vista che mi è sempre stato a cuore, uno dei tanti nelle cosiddette controversie tecnico-scientifiche, quello dei più cari amici ricercatori e medici. Confrontandosi, ci si trova spesso a ragionare dell’ignoranza delle persone, della sfiducia verso chi ha studiato, della frustrazione nel non vedere il proprio lavoro riconosciuto. “Ma come, mi sono fatto il mazzo per dieci anni e dovrei mettere mettermi a discutere con qualcuno che non sa nulla, che non ha perso tempo a informarsi e vorrebbe conoscere il mio lavoro meglio di me?” Può sembrare una iperbole o un concetto estremizzato, eppure certe frasi tendono ad assomigliarsi molto quando si parla di divulgazione scientifica. Le conosco per essere stato, in piccolo, un ricercatore. Le conosco per averle dette, sofferte, pronunciate con frustrazione. “Ah, se solo potessimo mostrare cos’è la scienza e il metodo scientifico, e non soltanto parlarne!” La prima volta che ho letto della citizen science, la scienza dei cittadini o ricerca partecipata, ricordo di aver pensato esattamente questo: finalmente un metodo interessante per portare le persone dentro il mondo scientifico. Se i cittadini lavoreranno al fianco dei ricercatori potranno capirne i metodi e condividerne gli obiettivi. Oggi, a distanza di tempo, posso dire di aver capito qualcosa in più. Forse, anche il senso più profondo di questo lavoro di tesi. Mi piacerebbe raccontare a chi legge che la citizen science ha il potenziale per essere qualcosa di più di un modo originale e coinvolgente per fare divulgazione scientifica. Mi piacerebbe raccontare la voglia di sapere dei non scienziati e dei non esperti: la ricerca di conoscenza esiste sempre, anche dal basso, è spontanea e accade indipendentemente dalla volontà dei ricercatori. Integrare questo desiderio di sapere con la ricerca ufficiale avrebbe un valore inestimabile. Sarebbe bello raccontare Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Pietro Greco Pietro GrecoPietro GrecoPietro Greco Pietro GrecoPietro GrecoPietro Greco Pietro GrecoPietro Greco 7 del potenziale innovativo della citizen science, dei nuovi metodi partecipativi per fare ricerca, della rivoluzione democratica (perché no?) di cui la scienza potrebbe farsi carico nella società della conoscenza. Proverò a ragionare su alcuni progetti di ricerca partecipata dove le energie dei cittadini sono utili al lavoro dei ricercatori e viceversa: per funzionare la citizen science deve essere realizzata da cittadini e contemporaneamente essere vera scienza, in un rapporto di mutuo beneficio per entrambe le parti. Per evitare facili ottimismi o frasi retoriche occorre però considerare i problemi ancora esistenti nei progetti di ricerca partecipata. Il più immediato riguarda i dubbi legati alla qualità dei dati raccolti e il loro destino: possono i ricercatori fidarsi dei non esperti che fanno ricerca? Chi usa i dati prodotti e per cosa? La ricerca partecipata può in qualche modo sminuire la figura dei ricercatori? Allo stesso modo, dal punto di vista dei cittadini, rimangono aperte diverse domande: cosa interessa ai non esperti per essere coinvolti nella ricerca? Quanto possono realmente “partecipare” al processo scientifico? E quanto è importante il loro contributo? Per non parlare dei più giovani, bambini e adolescenti, spesso obiettivo dei progetti di scienza partecipata: cosa conosciamo delle loro modo di avvicinarsi alla ricerca? Parto da qui, da ciò che ancora non sappiamo, per raccontare nel dettaglio questa tesi. Per capire meglio la citizen science dal punto di vista dei cittadini coinvolti ho scelto Cell Spotting, un progetto di ricerca partecipata sui farmaci contro il cancro, finanziato dall’Unione Europea e dedicato agli studenti liceali tra i 15 e i 19 anni. Ho replicato il programma in alcune classi italiane sulla base di quanto era già stato fatto in Spagna e Portogallo, e poi ho condotto una serie di interviste semi-strutturate con gli studenti con l’obiettivo di raccogliere impressioni, suggerimenti e consigli. Questo lavoro di ricerca è dunque una evaluation del progetto Cell Spotting, qualitativa e in profondità, che ha come centro gli studenti e la loro “risposta” all’attività svolta. Di seguito, dopo questo specifico caso di studio, ho voluto gradualmente allargare il mio obiettivo di ricerca: nel testo proverò a delineare alcune riflessioni di più ampio respiro, dedicate alla citizen science a scuola in generale...

Progetto “Cell Spotting”: citizen science per le scuole superiori : parola agli studenti(2018 Feb 28).

Progetto “Cell Spotting”: citizen science per le scuole superiori : parola agli studenti

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2018

Abstract

Si dice che ogni idea originale sia già stata pensata, detta e scritta. In molti casi, maledizione, anche piuttosto bene. Penso sia vero e penso che questo renda lo scrivere una questione di fortuna. Lo stile, l’armonia e la creatività, più che estensioni del talento, sono la somma delle occasioni che hai di lasciarti stupire, di ciò che leggi, delle persone che ti circondano e dalle esperienze che vivi. Tutte condizioni che sfuggono al nostro controllo e sono, per definizione, pura fortuna sfacciata. Fortuna per me è trovare ogni volta ciò che non sapevo di cercare. Quando accade rubo, tutto ciò che posso, sperando di continuare a stupirmi. Per parlare della citizen science la citazione del giornalista e scrittore Pietro Greco mi è apparsa perfetta perché in sé contiene tutto, ottimismo e dubbio, speranze e delusioni. Viviamo nell’era della conoscenza, si dice. Eppure, mai come in questo momento, la scienza con la sua ricchezza di idee e innovazioni è messa in discussione. Difficile riassumere in poche righe i perché di un fenomeno complesso con diversissime sfaccettature. Non ho pretesa di farlo, né di poterlo fare. Così ho scelto un punto di vista che mi è sempre stato a cuore, uno dei tanti nelle cosiddette controversie tecnico-scientifiche, quello dei più cari amici ricercatori e medici. Confrontandosi, ci si trova spesso a ragionare dell’ignoranza delle persone, della sfiducia verso chi ha studiato, della frustrazione nel non vedere il proprio lavoro riconosciuto. “Ma come, mi sono fatto il mazzo per dieci anni e dovrei mettere mettermi a discutere con qualcuno che non sa nulla, che non ha perso tempo a informarsi e vorrebbe conoscere il mio lavoro meglio di me?” Può sembrare una iperbole o un concetto estremizzato, eppure certe frasi tendono ad assomigliarsi molto quando si parla di divulgazione scientifica. Le conosco per essere stato, in piccolo, un ricercatore. Le conosco per averle dette, sofferte, pronunciate con frustrazione. “Ah, se solo potessimo mostrare cos’è la scienza e il metodo scientifico, e non soltanto parlarne!” La prima volta che ho letto della citizen science, la scienza dei cittadini o ricerca partecipata, ricordo di aver pensato esattamente questo: finalmente un metodo interessante per portare le persone dentro il mondo scientifico. Se i cittadini lavoreranno al fianco dei ricercatori potranno capirne i metodi e condividerne gli obiettivi. Oggi, a distanza di tempo, posso dire di aver capito qualcosa in più. Forse, anche il senso più profondo di questo lavoro di tesi. Mi piacerebbe raccontare a chi legge che la citizen science ha il potenziale per essere qualcosa di più di un modo originale e coinvolgente per fare divulgazione scientifica. Mi piacerebbe raccontare la voglia di sapere dei non scienziati e dei non esperti: la ricerca di conoscenza esiste sempre, anche dal basso, è spontanea e accade indipendentemente dalla volontà dei ricercatori. Integrare questo desiderio di sapere con la ricerca ufficiale avrebbe un valore inestimabile. Sarebbe bello raccontare Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Viviamo, si dice, nell’era della conoscenza. Pietro Greco Pietro GrecoPietro GrecoPietro Greco Pietro GrecoPietro GrecoPietro Greco Pietro GrecoPietro Greco 7 del potenziale innovativo della citizen science, dei nuovi metodi partecipativi per fare ricerca, della rivoluzione democratica (perché no?) di cui la scienza potrebbe farsi carico nella società della conoscenza. Proverò a ragionare su alcuni progetti di ricerca partecipata dove le energie dei cittadini sono utili al lavoro dei ricercatori e viceversa: per funzionare la citizen science deve essere realizzata da cittadini e contemporaneamente essere vera scienza, in un rapporto di mutuo beneficio per entrambe le parti. Per evitare facili ottimismi o frasi retoriche occorre però considerare i problemi ancora esistenti nei progetti di ricerca partecipata. Il più immediato riguarda i dubbi legati alla qualità dei dati raccolti e il loro destino: possono i ricercatori fidarsi dei non esperti che fanno ricerca? Chi usa i dati prodotti e per cosa? La ricerca partecipata può in qualche modo sminuire la figura dei ricercatori? Allo stesso modo, dal punto di vista dei cittadini, rimangono aperte diverse domande: cosa interessa ai non esperti per essere coinvolti nella ricerca? Quanto possono realmente “partecipare” al processo scientifico? E quanto è importante il loro contributo? Per non parlare dei più giovani, bambini e adolescenti, spesso obiettivo dei progetti di scienza partecipata: cosa conosciamo delle loro modo di avvicinarsi alla ricerca? Parto da qui, da ciò che ancora non sappiamo, per raccontare nel dettaglio questa tesi. Per capire meglio la citizen science dal punto di vista dei cittadini coinvolti ho scelto Cell Spotting, un progetto di ricerca partecipata sui farmaci contro il cancro, finanziato dall’Unione Europea e dedicato agli studenti liceali tra i 15 e i 19 anni. Ho replicato il programma in alcune classi italiane sulla base di quanto era già stato fatto in Spagna e Portogallo, e poi ho condotto una serie di interviste semi-strutturate con gli studenti con l’obiettivo di raccogliere impressioni, suggerimenti e consigli. Questo lavoro di ricerca è dunque una evaluation del progetto Cell Spotting, qualitativa e in profondità, che ha come centro gli studenti e la loro “risposta” all’attività svolta. Di seguito, dopo questo specifico caso di studio, ho voluto gradualmente allargare il mio obiettivo di ricerca: nel testo proverò a delineare alcune riflessioni di più ampio respiro, dedicate alla citizen science a scuola in generale...
2016/2017
Vitale, Alessandro
Pitrelli, Domenico
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.11767/69626
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