«Né certo sfugge al mio animo che è arduo spiegare» . Così scrive Lucrezio nel 1 primo libro di La natura delle cose . Il poeta lamenta la difficoltà di cantare la filosofia epicurea, la difficoltà di – azzardando – divulgarne le scoperte oscure in versi e traducendole dal greco al latino. Dopotutto ogni operazione di divulgazione è un atto di traduzione. Lucrezio continua:vegliare durante le notti serene/ escogitando con quali parole e quale canto alfine/possa diffondere davanti alla tua mente una splendida luce,/ per cui tu riesca a vedere il fondo delle cose arcane./ Queste tenebre, dunque, e questo terrore dell’animo,/ occorre che non i raggi del sole né i dardi lucenti del giorno/ disperdano, bensì la realtà naturale e la scienza. Tra i versi del poeta antico troviamo qualcosa di ancora essenziale per l’universo metaforico e archetipico della comunicazione scientifica: da un lato, l’oscurità e l’asprezza della materia per il profano, dall’altro la chiarezza e la luminosità del linguaggio – perché «parlare oscuro lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimo» diceva un grande divulgatore, Galileo. Ma anche la tenebra di chi non ha ancora compreso, sia lui un profano o uno scienziato a cui non è chiara la soluzione, e la luce di nuova scienza che quella tenebra dissipa. Con quali parole diffondere il sapere è lo stesso cruccio del comunicatore odierno. Lucrezio però parlava di libri, ecco perché l’ho messo in cima: perché anche in questa ricerca si parla di comunicazione attraverso i libri. Quali sono le parole da scrivere? E poi, quale sapere vogliamo trascrivere? C’è un caso particolarmente utile per decostruire gli strumenti retorici e teorici della divulgazione scientifica, per indagare questa questione da un punto privilegiato: il caso di Carlo Rovelli e delle sue Sette brevi lezioni di fisica, che ne hanno segnato il successo e l’affermarsi dell’autore come divulgatore e come personalità scientifica nota, al pubblico italiano. È un punto privilegiato proprio per l’enorme successo editoriale, italiano e internazionale, di questo libricino color carta da zucchero...

Il caso Rovelli: brevi lezioni di scrittura scientifica(2018 Jun 13).

Il caso Rovelli: brevi lezioni di scrittura scientifica

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2018-06-13

Abstract

«Né certo sfugge al mio animo che è arduo spiegare» . Così scrive Lucrezio nel 1 primo libro di La natura delle cose . Il poeta lamenta la difficoltà di cantare la filosofia epicurea, la difficoltà di – azzardando – divulgarne le scoperte oscure in versi e traducendole dal greco al latino. Dopotutto ogni operazione di divulgazione è un atto di traduzione. Lucrezio continua:vegliare durante le notti serene/ escogitando con quali parole e quale canto alfine/possa diffondere davanti alla tua mente una splendida luce,/ per cui tu riesca a vedere il fondo delle cose arcane./ Queste tenebre, dunque, e questo terrore dell’animo,/ occorre che non i raggi del sole né i dardi lucenti del giorno/ disperdano, bensì la realtà naturale e la scienza. Tra i versi del poeta antico troviamo qualcosa di ancora essenziale per l’universo metaforico e archetipico della comunicazione scientifica: da un lato, l’oscurità e l’asprezza della materia per il profano, dall’altro la chiarezza e la luminosità del linguaggio – perché «parlare oscuro lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimo» diceva un grande divulgatore, Galileo. Ma anche la tenebra di chi non ha ancora compreso, sia lui un profano o uno scienziato a cui non è chiara la soluzione, e la luce di nuova scienza che quella tenebra dissipa. Con quali parole diffondere il sapere è lo stesso cruccio del comunicatore odierno. Lucrezio però parlava di libri, ecco perché l’ho messo in cima: perché anche in questa ricerca si parla di comunicazione attraverso i libri. Quali sono le parole da scrivere? E poi, quale sapere vogliamo trascrivere? C’è un caso particolarmente utile per decostruire gli strumenti retorici e teorici della divulgazione scientifica, per indagare questa questione da un punto privilegiato: il caso di Carlo Rovelli e delle sue Sette brevi lezioni di fisica, che ne hanno segnato il successo e l’affermarsi dell’autore come divulgatore e come personalità scientifica nota, al pubblico italiano. È un punto privilegiato proprio per l’enorme successo editoriale, italiano e internazionale, di questo libricino color carta da zucchero...
2017/2018
Cinini, Giancarlo
Civalleri, Luigi Matteo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11767/77475
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