Introduzione. «Il traduttore è l’ultimo, vero cavaliere errante della letteratura1» Carlo Fruttero e Franco Lucentini descrivono il traduttore come un eroe disinteressato, pronto a buttarsi a capofitto in una sfida che molti ritengono impossibile cercando, per di più, di passare inosservato. Il tema della valorosa invisibilità di chi volge un testo scritto in una lingua diversa da quella originale cercando di far dimenticare la sua presenza al lettore è uno dei più noti in questo campo. Personalmente, quello che mi ha sempre affascinato della traduzione è il momento di conflitto creativo che si colloca fra la comprensione del testo di partenza e la sua trasposizione finale in un’altra lingua. L’angosciosa condizione di incomunicabilità da cui poi scaturisce l’intuizione giusta può risultare talmente breve da non essere nemmeno avvertita, ma in alcuni casi non se ne va per giorni o resta addirittura irrisolta. Al tentativo di esprimere un concetto in modo efficace si somma il costante processo di immedesimazione con l’autore: il tormento del suo processo creativo è rivissuto e amplificato dal traduttore, nello sforzo di ricrearne il risultato in rapporto a un differente contesto linguistico e culturale. Si direbbe che questo tormento interiore sia però quasi completamente assente nell’attività di traduzione di testi di natura scientifica. La terminologia standardizzata, i contenuti e l’intento informativo della scrittura scientifica la rendono un genere apparentemente più sterile dal punto di vista dello stile e della voce distintiva di chi scrive. La traduzione di testi scientifici, dunque, parrebbe caratterizzata da un’empatia verso l’autore piuttosto superficiale e marginale. Le opere di divulgazione moderne, tuttavia, mirano a soddisfare tutti i requisiti della comunicazione funzionale utilizzando allo stesso tempo la creatività, che aumenta il coinvolgimento del lettore all’argomento trattato.2 Si assiste a un progressivo avvicinamento tra la saggistica scientifica e la letteratura: il modo in cui viene comunicata la scienza diventa integrante la scienza stessa. Non vi è un’evoluzione di tipo puramente linguistico, ma una mutazione nelle intenzioni comunicative. È a partire da questa considerazione che si è formata l’idea iniziale di questa tesi. Considerando l’approccio più autoriale e personale rispetto al passato che caratterizza la divulgazione contemporanea, è logico ipotizzare che i traduttori di questo genere editoriale si trovino di fronte alle stesse problematiche della traduzione tipiche del mondo letterario. Il modo di affrontarle potrebbe essere strettamente soggettivo, oppure tipico di una collettività accomunata da una determinata impostazione mentale o da elementi appartenenti alla sfera sociale. Gli studi della traduzione danno luogo a dibattiti così antichi e complessi da non essere affrontabili in questa sede, in quanto il tentativo di realizzarne una panoramica generale risulterebbe riduttivo e decisamente semplicistico a fronte di un fenomeno troppo vasto e intricato. Dando voce ad alcuni “addetti ai lavori” è però possibile intravedere uno scorcio di quello che è l’arte e mestiere del tradurre, mettendo al centro dei riflettori, per una volta, proprio chi è abituato ad ambire all’invisibilità.

Vocazione all'invisibilità: indagine qualitativa sulla figura del traduttore scientifico editoriale in Italia(2018 Jun 14).

Vocazione all'invisibilità: indagine qualitativa sulla figura del traduttore scientifico editoriale in Italia

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2018-06-14

Abstract

Introduzione. «Il traduttore è l’ultimo, vero cavaliere errante della letteratura1» Carlo Fruttero e Franco Lucentini descrivono il traduttore come un eroe disinteressato, pronto a buttarsi a capofitto in una sfida che molti ritengono impossibile cercando, per di più, di passare inosservato. Il tema della valorosa invisibilità di chi volge un testo scritto in una lingua diversa da quella originale cercando di far dimenticare la sua presenza al lettore è uno dei più noti in questo campo. Personalmente, quello che mi ha sempre affascinato della traduzione è il momento di conflitto creativo che si colloca fra la comprensione del testo di partenza e la sua trasposizione finale in un’altra lingua. L’angosciosa condizione di incomunicabilità da cui poi scaturisce l’intuizione giusta può risultare talmente breve da non essere nemmeno avvertita, ma in alcuni casi non se ne va per giorni o resta addirittura irrisolta. Al tentativo di esprimere un concetto in modo efficace si somma il costante processo di immedesimazione con l’autore: il tormento del suo processo creativo è rivissuto e amplificato dal traduttore, nello sforzo di ricrearne il risultato in rapporto a un differente contesto linguistico e culturale. Si direbbe che questo tormento interiore sia però quasi completamente assente nell’attività di traduzione di testi di natura scientifica. La terminologia standardizzata, i contenuti e l’intento informativo della scrittura scientifica la rendono un genere apparentemente più sterile dal punto di vista dello stile e della voce distintiva di chi scrive. La traduzione di testi scientifici, dunque, parrebbe caratterizzata da un’empatia verso l’autore piuttosto superficiale e marginale. Le opere di divulgazione moderne, tuttavia, mirano a soddisfare tutti i requisiti della comunicazione funzionale utilizzando allo stesso tempo la creatività, che aumenta il coinvolgimento del lettore all’argomento trattato.2 Si assiste a un progressivo avvicinamento tra la saggistica scientifica e la letteratura: il modo in cui viene comunicata la scienza diventa integrante la scienza stessa. Non vi è un’evoluzione di tipo puramente linguistico, ma una mutazione nelle intenzioni comunicative. È a partire da questa considerazione che si è formata l’idea iniziale di questa tesi. Considerando l’approccio più autoriale e personale rispetto al passato che caratterizza la divulgazione contemporanea, è logico ipotizzare che i traduttori di questo genere editoriale si trovino di fronte alle stesse problematiche della traduzione tipiche del mondo letterario. Il modo di affrontarle potrebbe essere strettamente soggettivo, oppure tipico di una collettività accomunata da una determinata impostazione mentale o da elementi appartenenti alla sfera sociale. Gli studi della traduzione danno luogo a dibattiti così antichi e complessi da non essere affrontabili in questa sede, in quanto il tentativo di realizzarne una panoramica generale risulterebbe riduttivo e decisamente semplicistico a fronte di un fenomeno troppo vasto e intricato. Dando voce ad alcuni “addetti ai lavori” è però possibile intravedere uno scorcio di quello che è l’arte e mestiere del tradurre, mettendo al centro dei riflettori, per una volta, proprio chi è abituato ad ambire all’invisibilità.
2017/2018
Modolo, Irene
Civalleri, Luigi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/20.500.11767/77521
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